Wednesday, June 1, 2011

Ci vuole allenamento per avvicinarsi a Dio

Pubblichiamo alcuni stralci di una delle relazioni tenute alla Pontificia Università Gregoriana nel simposio internazionale "Il primato di Dio nella vita e negli scritti del beato John Henry Newman" organizzato dall'International Centre of Newman Friends.

di KEIT BEAUMONT
Oratorio di Francia

Per esaminare l'idea di preghiera in Newman come forma di esercizio spirituale o formazione spirituale, occorre inserire il tema nel più ampio contesto di tutto il suo insegnamento. Molti testi trattano aspetti del suo pensiero teologico, ma Newman non è soltanto un teologo nel senso moderno del termine. È anche un teologo nel senso attribuito alla parola durante i primi secoli cristiani, quando il teologo era una persona che cercava Dio attraverso una meditazione orante delle Scritture. Non solo un pensatore, dunque, ma un cercatore di Dio. V'è una famosa definizione di Evagrio Pontico, monaco del IV secolo: "Se preghi veramente, allora sei un teologo e se sei un teologo, allora sarai un uomo di preghiera". Non dico che Newman pensi esplicitamente in questi termini, ma è evidente, quando esaminiamo i suoi scritti e la sua predicazione, che pone la teologia, nel senso moderno, al servizio della spiritualità. Ci invita sempre a passare dal mero pensare a Dio all'attivo cercare Dio. Quindi non è solo un teologo, ma anche una guida spirituale straordinariamente preziosa.
L'espressione "esercizi spirituali" risale ai primi tempi del cristianesimo. Il latino exercitia spiritualia è la traduzione del termine greco askèsis, che i primi cristiani utilizzarono ispirandosi agli esempi del soldato e dell'atleta, che si sottopongono a un allenamento rigoroso per prepararsi a combattere e a vincere. L'espressione è entrata rapidamente in uso, in particolare nei circoli monastici, per indicare sia l'autodisciplina rigorosa a cui il monaco deve sottoporsi sia, in maniera più specifica, la pratica della preghiera contemplativa. Data la sua conoscenza della Chiesa primitiva e degli scritti dei Padri della Chiesa, è impossibile che Newman ignorasse queste idee.
Newman pone al centro della sua predicazione la dottrina che i teologi definiscono, per usare la terminologia di san Giovanni, il dimorare dello Spirito Santo. Questa stessa dottrina è al centro della sua idea di salvezza in una delle sue opere teologiche più importanti, Lezioni sulla Dottrina della giustificazione. Illustra con costanza anche l'insegnamento di Paolo secondo cui dovremmo sforzarci di diventare il tempio dello Spirito Santo. In un altro dei suoi più bei sermoni, La rettitudine non nostra, ma in noi (1840), dichiara che Cristo salva ciascuno individualmente, qui e ora, con la forza trasformatrice della sua presenza in noi. In breve, Newman pone la teologia al servizio della spiritualità.
Nessuno di questi aspetti è però automatico. Richiede un processo costante di auto-trasformazione volta a renderci sempre più attenti a questa presenza di Dio in noi. A questo fine, Newman sottolinea l'importanza della consapevolezza di sé e dell'abnegazione come strumenti di allenamento della volontà. Evidenzia l'importanza dell'amore per la famiglia e per gli amici nonché di quello fra coniugi come strumenti di allenamento nell'amore di Dio, l'importanza del tempo nella crescita spirituale, l'importanza dell'umiltà, di cui è esempio supremo il suo santo patrono Filippo Neri. Riconosce che la grazia non distrugge la natura, ma, trasformandola dall'interno, la porta alla perfezione. Sottolinea l'importantissimo tema della coscienza, non solo come agente morale, ma anche come consapevolezza della presenza misteriosa di Dio in noi, nel profondo della nostra coscienza.
Essere attenti alla "legge della coscienza" è quindi molto diverso dal semplice constatare i propri pensieri e desideri più intimi. Implica nutrire un atteggiamento interiore di attenzione a Dio e di ricettività.
Ascoltare la voce della coscienza implica, dunque, da parte nostra, un'opera per illumini la nostra coscienza. In questo senso, anche la preghiera è un'opera che si intraprende per ottenere determinati risultati. Di fatto, Newman ci invita a considerare la preghiera un dovere, una forma di allenamento spirituale che dobbiamo compiere per acquisire un privilegio, quello della comunione con Dio.
Vorrei illustrare questo avvalendomi di estratti da alcuni sermoni. Un'osservazione preliminare riguarda il posto della preghiera nella vita cristiana. Come sappiamo, la prima Chiesa ha costituito per Newman il modello della Chiesa e della vita cristiana. Non sorprende che egli sottolinei il posto centrale della preghiera in questa Chiesa. Le due attività legate fra loro, ovvero la preghiera e ciò che chiama vigilanza, fanno parte della sua definizione della vita cristiana dei primi secoli. "Ecco la definizione vera e propria del cristiano: una persona che cerca Cristo".
Dalla vigilanza Newman passa poi alla preghiera, alla quale essa è intimamente legata: san Pietro, che una volta mancava di vigilanza, ripete la lezione: "La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera" (1 Pietro, 4, 7). Come Pietro afferma in questo testo, la preghiera è dunque un'altra caratteristica dei cristiani delle Scritture.
Infine, è chiaro che preghiera qui non significa solo implorazione e richiesta di intercessione, ma intima comunione con Cristo presente nei nostri cuori. Per Newman è stata questa l'esperienza dei primi cristiani apostolici: "Non c'erano barriere, nubi né cose terrene a interporsi fra l'anima del primo cristiano il suo Salvatore e Redentore. Cristo era nel suo cuore, e quindi tutto ciò che proveniva dal suo cuore i suoi pensieri, le sue parole e le azioni, sapevano di Cristo. Il Signore era la luce e quindi il cristiano risplendeva".
Una seconda osservazione riguarda il rapporto fra predicazione e preghiera. Il sermone inedito, pronunciato due volte in occasione dell'anniversario della sua nomina presso St. Mary's, dal titolo Sugli oggetti e gli effetti della predicazione, è una riflessione su tale rapporto. È paradossale: Newman, che di lì a poco sarebbe diventato il predicatore più celebrato della sua epoca, considerava la predicazione meno importante della preghiera collettiva. "Se chiedessimo qual è la ragione principale per cui si viene in chiesa, molte persone, penso, risponderebbero senza esitazione "per ascoltare la predicazione della parola di Dio", ma è una risposta errata. (...) Il grande compito, quello difficile, e il più benedetto e gioioso del Vangelo, è costituito dalla preghiera e dalla lode di molte persone insieme. Cristo promette alla preghiera collettiva una benedizione speciale che non ha promesso alla preghiera privata".
Quanto agli elementi specifici dell'insegnamento di Newman sulla preghiera, il primo riguarda la preghiera come dovere. Egli applica alla pratica della preghiera la terminologia della morale o dell'etica. Quindi descrive la preghiera come un dovere che tutti i cristiani devono compiere volontariamente per acquisire ciò che egli chiama un privilegio. Il sermone Tempi di preghiera privata (1829) insiste sulla necessità di autodisciplina spirituale espressa nella pratica di tempi fissi e regolari di preghiera. L'accento qui cade sulla nozione di dovere: Newman insiste sul fatto che è solo con l'esperienza di quel dovere che possiamo sapere quali privilegi ne scaturiscono. "Fino a quando non abbiamo esperienza dei doveri della religione non riusciremo a comprendere doverosamente i privilegi".
V'è poi il tema della preghiera come forma di disciplina spirituale. Nel sermone citato, Newman sostiene che l'abitudine alla preghiera regolare ha un effetto calmante su mente e anima: "Tempi precisi di preghiera sono necessari, in primo luogo come strumento per rendere la mente serena e l'indole generale più religiosa, in secondo luogo come strumento per praticare una fede seria e quindi ricevere in risposta una benedizione più certa di quella che si potrebbe ottenere in qualsiasi altro modo". In particolare, si rivolge a quei cristiani che hanno la convinzione evangelica che l'essenza della religione stia nella sua intensità emotiva, mentre, sostiene, la vera vita cristiana, di cui fa parte la preghiera, richiede autodisciplina. "Colui che smette di pregare con regolarità perde il mezzo principale per ricordarsi che la vita spirituale è obbedienza al Legislatore, non un semplice sentimento o gusto".
Lo stesso tipo di argomentazione è presente nel sermone Culto religioso un rimedio all'eccitazione (1835). Anche l'esperienza della gioia improvvisa per la scoperta del Vangelo, dichiara Newman, è una condizione eccitante, e tutti gli stati di eccitazione hanno tendenze pericolose. Quindi non si può mai stare tranquilli con un nuovo convertito perché nello stato di eccitazione in cui si trova all'inizio, le emozioni hanno molta più influenza della ragione o della coscienza e, a meno che egli non se ne curi, esse possono trascinarlo, come fa il vento, in una direzione sbagliata.
Il predicatore condanna il consiglio che viene dato spesso e che è lungi dall'essere irrilevante oggi, in particolare fra i giovani e in certi circoli "carismatici" e "revivalistici": "indulgi nell'entusiasmo". Al contrario, Newman invita "le persone inquiete" a "concentrarsi sul culto della Chiesa, che armonizzerà la loro mente con la legge di Cristo e la alleggerirà". La persona che "desidera portare nel suo cuore la presenza di Cristo deve solo "lodare Dio" e far sì che le parole del santo salterio di Davide le siano familiari, un servizio quotidiano, sempre ripetute e tuttavia sempre nuove e sempre sacre. Preghi e soprattutto permetta l'intercessione. Non dubiti del fatto che la forza della fede e della preghiera agisce su tutte le cose con Dio".
Ecco dunque la funzione definitiva della preghiera per Newman. È uno strumento che ci permette di avvicinarci a Dio e di accogliere la sua presenza nel nostro cuore oppure, e forse è anche più esatto, serve a Dio per avvicinarsi di più a noi.

(©L'Osservatore Romano 30-31 maggio 2011)

Monday, May 30, 2011

Thursday, May 5, 2011

Il card. Newman e Giovanni Paolo II: il pensiero di due grandi a confronto

Monza - "Dall'ombra e dai simboli alla verità. L'eredità di John Henry Newman negli insegnamenti di Giovanni Paolo II" questo il titolo dell'incontro che si svolgerà venerdì 6 maggio, alle 21, presso la sala parrocchiale San Carlo, via Volturno, 38. La serata è stata organizzata in collaborazione tra il Centro Culturale Talamoni ed il Centro Culturale Benedetto XVI, fondato il 19 febbraio scorso, che esordisce in città con questa iniziativa. Per la prima volta l'iniziativa di due centri culturali monzesi è inserita nella tradizionale "Primavera di Cultura" promossa dal servizio per il coordinamento dei Centri Culturali Cattolici dell'Arcidiocesi di Milano.

Affronterà il pensiero di questi due beati, don Graziano Borgonovo, officiale della Congregazione per la dottrina della fede. Borgonovo nato a Monza nel 1960 , laureatosi in Filosofia alla Cattolica, ha insegnato lettere alla media e storia e filosofia al liceo del Collegio Bianconi e al Liceo Dehon. Nel 91 è consacrato sacerdote da mons. Eugenio Corecco a Lugano, conseguendo il dottorato in teologia nel '95 a Friburgo. Dal 1999 è professore di Teologia morale fondamentale alla Pontificia Università Santa Croce .
Marina Seregni

Monday, April 4, 2011

Cinema: presentato a Madrid 'The Unseen World' di Liana Marabini

Roma, 4 apr. - (Adnkronos) - Presentato a "Encuentro Madrid", prestigiosa manifestazione culturale della capitale spagnola, organizzata ogni anno da Comunione e Liberazione, il film "The Unseen World", di Liana Marabini, nelle sale ad ottobre prossimo. Quest'anno, "Encuentro Madrid" ha avuto come tema principale ''L'intelligenza della fede'' ed ha dibattuto molto il soggetto delle conversioni. Una mostra su John Henry Newman ha ricevuto gia' il primo giorno migliaia di visitatori. Tra le innumerevoli foto e oggetti appartenuti al Beato Newman, alla mostra e' stato proiettato il trailer del film ''The Unseen World'', che descrive la vita e la conversione di John Henry Newman, beatificato qualche mese fa da Benedetto XVI.

''Newman e' ispirante per i laici e soprattutto per i sacerdoti - ha ricordato la Marabini - La sua ricerca della verita' e' la nostra ricerca della verita'. Lui ha la capacita' di trasmettere la fede parlando al cuore: cor ad corloquitur. E' una qualita' sacerdotale per eccellenza. Perche' non dobbiamo dimenticare che Newman e' anzitutto un buon prete. Come tale, mette l’accento sui valori sacerdotali, primo fra tutti la castita'".

La regista ha poi spiegato che ''un film e' un ottimo mezzo di evangelizzazione, tocca moltissime persone ed e' accessibile a tutti: mi piace 'spiegare' la Chiesa nei miei film perche' e' una bellissima realta', che conosciamo poco e superficialmente. Malgrado i suoi peccati, rimane la casa di Dio ed e' di Dio che i nostri contemporanei hanno maggiormente bisogno, tutti i mezzi sono buoni per farlo conoscere ed amare".


Tuesday, March 29, 2011

Giornata di studio alla Gregoriana

Pontificia Università Gregoriana

12ª Giornata di studio della Teologia Fondamentale

Il Beato John Henry Newman: la sua pertinenza per la Teologia Fondamentale
28 marzo 2011


Programma

9.00 Apertura della Giornata
Carmen Aparicio Valls
Direttore del Dipartimento di Teologia Fondamentale

Relazione
Il Beato John Henry Newman: la sua pertinenza per la Teologia Fondamentale
Michael Paul Gallagher, sj

Risposta dalla Teologia Fondamentale -
Discussione iniziale
Edvard Punda
Giulio Osto
Edouard George
Modera: Gerald Whelan, sj

Pausa

11.00 Lavoro di gruppo

12.00 Assemblea e discussione in aula
Comunicazione dei gruppi
Dibattito Generale
Modera: Joseph Xavier, sj

12.45 Conclusione
Salvador Pie-Ninot

Tuesday, March 1, 2011

CARD. BAGNASCO: LA COSCIENZA È “L’ECO DELLA VOCE DI DIO”

"La Chiesa ha molta stima e fiducia nella scuola perché è un luogo privilegiato dell'educazione, tanto più che siamo nell'ambito del decennio sulla sfida educativa scelto dalla Cei": lo ha affermato ieri sera l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, a margine dell'incontro 'La formazione della coscienza nel Beato John Henry Newman' che si è svolto a Genova. Il cardinale ha poi aggiunto: "ci sta a cuore l'educazione integrale, anche attraverso la scuola, e in qualunque sede, statale o non statale, l'importante è che ci sia istruzione e formazione della persona che è scopo della scuola a tutti i livelli". Inoltre "ci sono tantissimi insegnanti e operatori che sappiamo che si dedicano al proprio lavoro con grande generosità, impegno e competenza, sia nella scuola statale che non statale. Quindi il merito va a loro". "Tutti quanti - ha proseguito il cardinale - ci auguriamo che anche la libertà di scelta dei genitori nell'educazione dei figli possa essere concretizzata sempre più e meglio, ma questo riguarda un altro aspetto della scuola non statale". "In generale - ha concluso - sicuramente tutti auspichiamo che la scuola, a tutti i livelli e in tutte le sedi, possa veramente rispondere ai desideri dei genitori per i loro figli".

"La coscienza viene spesso intesa come pura soggettività, ognuno fa quello che vuole, quando vuole, invece la coscienza, dice Newman, è l'eco della voce di Dio che ci indica la via della vita, la via del bene e della verità". Lo ha affermato ieri sera l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, al termine del Convegno 'La formazione della coscienza nel Beato John Henry Newman' al quale sono intervenuti padre Hermann Geissler, direttore del Centro Internazionale Amici di Newman e Lina Callegari, autrice del volume 'John Henry Newman. La ragionevolezza della fede'. "La vera coscienza - ha affermato ancora il cardinale - è dentro di noi ed il Santo Padre, nella Chiesa Cattolica, ha il compito, per mandato di Cristo, proprio di richiamare la coscienza alla voce che è insita in lei, ossia della verità e del bene, soprattutto quando la coscienza è stordita da mille voci opposte". Parlando del cardinale Newman, il porporato lo ha definito "un personaggio di grande attualità, un uomo che ha dialogato, con la modernità in modo particolarmente acuto e si è messo in discussione fino al percorso che egli ha fatto con l'approdo alla Chiesa Cattolica, meditando e riflettendo nella ricerca della verità, nell'approfondimento di alcune categorie particolarmente sentite oggi come ad esempio il tema della coscienza".
In precedenza, il cardinale Bagnasco aveva spiegato che "la voce della coscienza può essere stordita da mille voci, ma queste hanno solo il potere di rendere più difficoltoso ascoltarla, di farci cadere in errore, di fare diventare la coscienza, non il criterio della verità, ma della soggettività dell'individualismo". Il sapere della coscienza, ha aggiunto, "riguarda le cose decisive dell'uomo, della vita e cioè il destino, nostro e il criterio dell'agire la moralità il bene e il male il vero e il falso" e senza questa conoscenza "il nostro vivere rischia di essere disumano e disumanizzante e la nostra vita rischia di essere un percorso di insoddisfazione e di angoscia". Il porporato ha poi spiegato che "ogni uomo cerca la verità" e che san Tommaso diceva che "la verità non si concede a tutti" soprattutto se l'uomo vuole "possederla e farne un oggetto proprio". La verità "morale e spirituale" invece, "si rivela solo all'uomo che "è umilmente disponibile a farsi giudicare dalla verità" perché, "se colui che è in ricerca non è disposto a farsi giudicare dalla verità, non la troverà affatto". Per questo, ha concluso, "dobbiamo essere docili alla verità" anche se questo implica "cambiare la nostra vita, le nostre abitudini, schemi mentali, comodità, interessi. Lasciarsi giudicare ed essere docili alla verità è la condizione fondamentale perché la verità ci venga incontro".
"Oggi la parola coscienza è un termine equivoco e spesso malinteso. Con il suo cammino di vita e la sua solida dottrina il beato John Henry Newman può aiutarci a riscoprire il vero significato della coscienza come eco della voce di Dio, rigettando nel contempo interpretazioni insufficienti ed errate": lo ha affermato padre Hermann Geissler, direttore del Centro Internazionale Amici di Newman, concludendo la relazione che ha svolto ieri pomeriggio a Genova al Convegno 'La formazione della coscienza nel Beato John Henry Newman'. "Newman - ha conlcuso - ha sempre affermato pienamente la dignità della coscienza soggettiva, senza deviare mai dalla verità oggettiva". In precedenza, padre Geissler, aveva spiegato che "Newman mantenne la correlazione tra coscienza e Chiesa" per cui "non si può richiamarsi a lui per contrapporre l'autorità della coscienza a quella del Papa". Lina Callegari, autrice del volume 'John Henry Newman. La ragionevolezza della fede' ha parlato, invece, del rapporto tra fede e ragione in Newman affermando che "la religione rivelata non teme il vaglio della ragione" perché "funzione della ragione è di analizzare, valutare ma non creare". L'autrice ha poi parlato di "egoismo religioso" del cardinale Newman in quanto "in definitiva tutto ciò che ha scritto, tutte le riflessioni le ha fatte per sé stesso". Perché "Newman ha a cuore la propria anima e vuole essere certo di essere nella vera Chiesa".

Da www.agenziasir.it

Sunday, February 20, 2011

Conoscere il beato John Henry Newman ed il suo pensiero su fede e ragione

Il 23 febbraio p.v. alle 18.00 presso la sala multimediale di San Michele, a Fidenza, l'Ucid promuove un'incontro per conoscere la figura del Beato J.H. Newman.
Nell'occasione verrà presentato alla città l'ultimo libro della dott.ssa Lina Callegari

"John Henry Newman la ragionevolezza della fede"


Parteciperanno, tra gli altri, Fabio Zavattaro - Vaticanista di Raiuno, e Cesare Cavalleri direttore di Studi Cattolici.